SOUL DE' MAR

7 €

Alessandro Liccardo


PICCOLI SOGNI STRANI

10 €

Fabrizio Alessandrini


LOMANTO'S MARKET

10 €

Carlo Lomanto



CARLO LOMANTO 
 
1. Vicoli
 2. Fly away
 3. Forgiveness
 4. Cinque cose di te
 5. Settequenza
 6. Quartieri spagnoli
 7. Souk
 8. Crisommola
 9. Quiet storm and angry star
10. Cicci’s walk
11. Lomanto’s improvisation
 
Carlo Lomanto - voce, harmonizer, loops, chitarra classica e acustica
Marco Sannini - tromba e filicorno
Piero De Asmundis - pianoforte, piano Rhodes e sint.
Vittorio Pepe - basso elettrico
Ivo Parlati - batteria
Salvio Vassallo - batteria
Special guest:
Myriam Lattanzio - voce
Antonio Onorato - chitarra elettrica
Paolo Del Vecchio - oud e bouzuki
Ciccio Merolla - percussioni
Emidio Ausiello - percussioni
Josè Antonio Molina - congas
 
RASSEGNA STAMPA
 
JAZZITALIA
Non poteva che chiamarsi "Lomanto's market" il secondo lavoro discografico del vocalist napoletano Carlo Lomanto. L'album, infatti, è una sorta di mercato musicale con undici temi che risentono delle tradizioni più diverse: da quella marcatamente napoletana a quella afro–americana, da quella greco–balcanica a quella araba, passando attraverso il canto armonico e quello gregoriano.
"Vicoli" è un brano popolare che ricorda non solo gli angiporti di Napoli, ma tutte le stradine anguste di città come Algeri o Tunisi. "Fly away" e "Forgiveness" sono due pezzi strumentali a cui Federica Cammarota ha adattato testi in inglese. L'ansia percussiva di Ciccio Merolla, che emerge soprattutto nella seconda parte, rende "Fly away" vicina alle sonorità africane, mentre il fraseggio di Antonio Onorato impreziosisce "Forgiveness" di una malinconia tipicamente tirrenica. Seguono "Cinque cose di te", dalla ritmica balcanica, e "Settequenza", un pezzo di Marco Sannini, che si apre con un accenno di canto gregoriano. La sesta traccia è "Quartieri spagnoli", "parolata" e cantata da Myriam Lattanzio; la settima è "Souk", tra le più attraenti di tutto il lavoro. Poi c'è "Crisommola", secondo brano di Sannini; "Quiet storm and angry star", il pezzo meno esaltante del disco (ma nei mercati, si sa, si trova di tutto!); e "Cicci's walk", altro tema di Sannini, a metà strada tra la melodia popolare e il jazz. L'album si chiude con "Lomanto's improvisation", cinque minuti e diciannove secondi di purissima improvvisazione vocale registrati dal vivo in un'esibizione a Roma, il 7 luglio del 2002.
Certamente più maturo del cd d'esordio ("Le cose che ho perso"), questo secondo lavoro risente ancora troppo della ricerca che Lomanto sta effettuando in questi anni nel tentativo, riteniamo, di arrivare ad una personalità artistica definita. Speriamo solo che durante il percorso non si lasci per strada quegli aspetti inediti che rendono così preziosa la sua vocalità.
Claudio Lombardi
 

 
SOUNDCONTEST
E’ un viaggio intorno al mondo quello “organizzatoci” da Carlo Lomanto nel suo secondo lavoro discografico, a distanza di tre anni dal bel “Le cose che ho perso”. Un viaggio in cui la voce e’ lo strumento sovrano, capace di trasportare nello spazio e nel tempo solo cambiando intonazione o servendosi di vari “giocattoli” tecnologici o semplicemente facendosi affiancare da strumenti diversi. Partendo dai “Vicoli” della sua citta’ Lomanto, coadiuvato in questo progetto dal trombettista Marco Sannini, passa per il continente africano in “Fly away”, complici le percussioni di Ciccio Merolla. Rimane in ambito mediterraneo con “Forgiveness” e “Cinque cose di te” che conducono alla splendida “Settequenza”, in cui confluiscono canto gregoriano e improvvisazione jazz. Con “Quartieri Spagnoli” ripiomba nella buia realta’ napoletana, accompagnato dalla voce (e dalle parole) di Myriam Lattanzio. Ma con “Crisommola” e il rap di Ciccio Merolla rivede la luce. E poi riparte per il Medio Oriente con “Souk”, fermandosi infine negli States con “Quiet storm and angry star”, omaggio alla grande canzone americana. Fino all’improvvisazione live di “Lomantòs improvisation”. Insomma un disco che va sentito tutto d’un fiato e che esprime tutta la passione di una delle voci piu’ preziose espresse negli ultimi anni dal “continente” partenopeo.
Diego Librando
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