EMILIANO DE LUCA

1. FAT MAN
2. FREEDOM JAZZ DANCE
3. USELESS INVENTION
4. THE LIGHT IN YOUR EYES
5. IT COULD HAPPEN TO YOU
6. ADAM LIKED PEARS
7. THE THIRD EYES
8. SHE LIKES DIAMONDS

EMILIANO DE LUCA: Basso e contrabbasso
MAURIZIO GIANMARCO: Sax tenore
ENZO AMAZIO: Chitarra
CLAUDIO BORRELLI: Batteria
ANTONIO PERNA: Piano
DOMENICO DE MARCO: Batteria





RASSEGNA STAMPA
Siamo francamente sorpresi dalla bravura del bassista in un’incisione che mostra non solo abilità tecnica ma soprattutto equilibrio e nitidezza formale, con le quali esegue evoluzioni di fattura complessa con la massima naturalezza, volteggiando sopra i virtuosismi con sicurezza ed una capacità melodica che rimanda ad una disciplina strumentale ove passaggi a linee singole, alternati con sequenze veloci , danno l’idea di una tridimensionalità del suono, ben tornito dagli interventi di una ritmica coerente nel timing di Claudio Borrelli o di Domenico De Marco, dalla dimensione estesa dei soli di Enzo Amazio alla chitarra e di Maurizio Giammarco al sax tenore. Per capire meglio: ci troviamo di fronte ad un talentuoso strumentista-compositore che ha nella propria cultura la memoria di Jaco Pastorius e l’imprevedibile versatilità di Stanley Clarke, il tocco fusion di Nathan East e la creatività black di Alphonso Johnson con i Weather Report. Troviamo che gli omaggi di Emiliano De Luca ai Maestri non tolgano nulla alla propria personalità artistica, dal momento che siamo tutti “figli” di grandi Maestri - o almeno, in verità, vorremmo esserlo- ed anzi siano punto d’inizio per un entusiastico “Blue’n Boogie”, intendendo il clima dell’album di Wes Montgomery (Full House, Riverside 1968) riportato alla memoria sia dalle levità melodiche che dalle atmosfere pungenti di due abili conversatori come Amazio e Giammarco. Ed il terzo, senza dubbio è De Luca stesso, affabile, funky quando occorre, ricco nel vocabolario, “Blues Hunter” nell’approccio ad un repertorio di ampio spettro, come nell’interpretazione di “It could happen to me” (prodigiosa evergreen di Jimmy Van Heusen) e del sostenuto walking di “Freedom jazz dance” di Eddie Harris (voluto in modo perentorio da Miles Davis per il suo improvviso e bellissimo Miles smiles, Columbia 1966, col suo miglior quintetto di sempre). Non a caso, per concludere si sceglie lo Charme bachiano “toccato” dall’organo di Adriano Perna (“Third eye”) ed il Bop di “She likes diamonds”, per scelta tutt’altro che funambolico, terso e teso nella semplice eleganza di un brillante e coinvolgente interplay . Un album di intense escursioni per nulla affatto “vintage”, come si potrebbe equivocare, ricco di idee moderne e, a dirla facile, di un Suono assolutamente gradevole, che arriva dritto al cuore di chi ama il Jazz e ogni Musica.
Fabrizio Ciccarelli
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